bullismo

Stop al bullismo. Dalla prevaricazione alla collaborazione.

Di Giacomo Buoncompagni

edito da PERIODICODAILY.COM

 

7 febbraio 2017, oggi giornata nazionale contro il , un fenomeno divenuto una vera e propria emergenza sociale.

 

Per 8 ragazzi su 10 non è grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social si può. Gli attacchi verbali in rete non sono considerati gravi perché non vi è  fisica. La maggior parte, 7 su 10, prende di mira l’aspetto fisico, l’abbigliamento e i comportamenti della vittima, convinti che il malcapitato non avrà alcuna conseguenza dagli attacchi. Sono sempre 7 su 10 quelli che non giudicano grave pubblicare immagini non autorizzate che ritraggono la vittima. Dai dati della ricerca emerge l’immagine di ragazzi molto poco consapevoli delle regole della rete, degli effetti di comportamenti aggressivi, dell’impatto sulla vittima, di quanti possono accedere e per quanto tempo a tali materiali.

Questa la fotografia del cyberbullismo.

Uno studio recente condotto da E. Copeland, professore di psichiatria e scienze comportamentali alla Duke University, ha confermato come il bullismo colpisca il funzionamento a lungo termine di una persona.La vittima di bullismo infatti, può sviluppare forti disturbi e disagi psicologici che influenzano il suo sviluppo e questi non scompaiono affatto con la crescita, al contrari, si radicano nell’individuo influenzando cosi dinamiche psico-emotive, relazionali del soggetto.

Gli ultimi dati del Telefono Azzurro evidenziano una forte crescita nelle scuole italiane dei casi di bullismo e cyber bullismo (oltre il 70%). La maggior parte delle vittime cercano di soffocare il dolore nella violenza nel silenzio, diventano bulli a loro volta, commettendo atti di autolesionismo o scegliendo tragicamente di togliersi la vita.

Perché è dunque importante contrastare il (cyber)bullismo?

Innanzitutto il bullismo fa male a coloro che lo subiscono: aumenta la solitudine, l’insicurezza e la vergogna di raccontare quella sofferenza che aumenta di giorno in giorno, inoltre fa male a coloro che lo compiono: il bullo è la prima vittima di questo processo di violenza. Il bullismo non è mai un azione isolata, ma pubblica e ripetuta: ha bisogna di spazio, di pubblico, di partecipazione, di tempo, un azione che si alimenta anche nei social, coltivando sempre più una cultura dell’odio che oltrepassa il dialogo e il confronto.

Inoltre in Rete, oggi si può sfruttare la natura interattiva e pubblica dei  , crearsi nuove identità e agire per vendetta o divertimento con azione di flaming, exsclusion, cyberstalking, che raddoppiano l’effetto di disagio e i disturbi psico-fisici sulla vittima.

L’educazione e la media-education sono gli strumenti che possono aiutare a ridurre la violenza: diventa cosi fondamentale conoscere le dinamiche del fenomeno bullismo, sviluppare consapevolezza e competenze mediali digitali, riprendere in mano lo strumento della comunicazione e dell’ascolto.

Il genitore e l’insegnante deve “semplicemente” continuare a svolgere il suo ruolo, essere consapevole del fatto che il principale compito è quello di sostenere i propri figli-alunni.

Ma..interessandosi al loro comportamento, anche in Rete!

Viviamo in una realtà complessa, sociale e virtuale, osservare il comportamento non verbale del proprio figlio non basta più. E’ chiaramente importante non tralasciare gli “indicatori post-violenza” tipici degli adolescenti: scarso appetito, materiale scolastico perso o rovinato, richiesta di denaro, sonno agitato ecc..in Rete oggi passano la maggior parte del loro tempo ed è li che modificano le loro abitudini, comportamenti, stabiliscono nuove relazioni.

Educare ai media, con media e grazie ai media digitali è uno dei “nuovi compiti” del genitore e insegnante 2.0.

Per prima cosa però è necessario che l’adulto conosca il mondo dei social, adotti un mirroring verbale al riguardo con il proprio figlio: adottare il suo stesso linguaggio (app, like, social..) aiuta a stabilire una comunicazione più efficace e una relazione fondata sulla fiducia. Esplorare il web insieme può essere una buona soluzione, non basta più l’applicazione di “filtri”, l’adozione di qualunque mezzo di difesa e di controllo, non si è detective privati ma genitori!.  va considerato come uno strumento “aperto” e accessibile a tutta la famiglia , si può in questo modo parlare apertamente con i figli anche dei rischi presenti durante la navigazione, come bloccare chi ci infastidisce, non fornire dati personali e cosi via.

Un altro punto è più che mai necessario sottolineare: condividere raccomandazioni per un uso più sicuro della Rete, ma soprattutto sottoscrivere insieme una “ carta delle regole di comportamento”.La studiosa e scrittrice J.B.Hofman parla di Irules per educare “figli iperconnessi”: un ritorno alle regole aiuta a sviluppare un processo che parte dal monitoraggio tecnologico che il genitore fa verso il figlio, per arrivare cosi all’automonitoraggio da parte dell’adolescente.

C’era un tempo e un momento ben preciso per giocare ai videogiochi e guardare la Tv, c’è un tempo e un momento preciso oggi anche per stare in Rete.

Bisogna tornare alle regole ed è il modo migliore per vincere le sfide quotidiane: “ la trappola in cui cadono molti è la convinzione che le regole siano cambiate solo perché è cambiata la tecnologia…invece dobbiamo semplicemente applicare le stesse strategie e convinzioni anche alla dimensione tecnologica”(J.B.Hofmann).

Passare dunque dalla prevaricazione alla collaborazione.. per dire stop al bullismo.

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