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Sfruttamento minorile

5 giugno 2016 - Criminologia per ragazzi, Sfruttamento minorile
Sfruttamento minorile

Secondo i dati diffusi dall’Unicef (l’organizzazione dell’ONU che si occupa di tutelare i diritti dell’infanzia) i bambini costretti a una vita di lavoro, senza istruzione né svaghi, sono nel mondo oltre 200 milioni.

L’Unicef distingue tra child labour, il vero e proprio sfruttamento lavorativo, quello che danneggia la salute psico-fisica del bambino, e children’s work, un tipo di occupazione più leggera, che si svolge spesso nell’azienda di famiglia, che non pregiudica la salute del minore e non ne ostacola l’istruzione.

 

Sempre secondo l’Unicef, sono più di 100 milioni i bambini impiegati in attività pericolose, nelle miniere, ad esempio, o in lavori agricoli a contatto con pesticidi e altre sostanze chimiche nocive. Migliaia sono i minori impegnati in guerre e guerriglie (i cosiddetti bambini-soldato), reclutati spesso mediante rapimenti di massa e costretti a combattere e uccidere con minacce, violenze e uso di sostanze stupefacenti.

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Tra le forme di sfruttamento minorile rientrano anche i lavori di strada, cioè l’impiego dei bambini per la raccolta dei rifiuti da riciclare o la vendita di cibo e bevande.

Particolarmente detestabile è lo sfruttamento sessuale dei minori, che, comprati e venduti come una merce qualsiasi, sono schiavizzati e sfruttati per il sesso a pagamento o per la produzione di materiale pornografico.

Si ritiene che oggi nel mondo siano 2 milioni i bambini che sono sottoposti ad altre di sfruttamento sessuale, per un giro d’affari di oltre 5 miliardi di dollari.

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LOCALIZZAZIONE

Poiché la povertà è la principale causa dello sfruttamento minorile, questo fenomeno è presente soprattutto nei paesi poco sviluppati, che utilizzano i piccoli lavoratori nel settore agricolo (nel 70% dei casi), nella pesca, nelle miniere, nelle industrie e nei laboratori artigianali per produrre ad esempio tappeti, scarpe, palloni, nelle case come domestici-schiavi.

 

Secondo i dati diffusi nel 2004 dall’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), la maggior parte dei bambini di età inferiore a 14 anni costretti a lavorare vive nelle regioni dell’Asia e del Pacifico (oltre 120 milioni, il 20% circa del totale dei bambini di quella fascia d’età).

Al secondo posto troviamo l’Africa subsahariana (circa 50 milioni), che però ha la percentuale più alta di bambini sotto il 14 anni costretti a lavorare. Nell’area America Latina-Caraibilavorano più di 5 milioni di bambini, in Medio Oriente e Nord Africa circa 13 milioni.

Nemmeno i paesi industrializzati sono esenti da questa piaga: nel 2000 si stimava in 2 milioni e mezzo il numero di bambini di età inferiore a quindici anni impiegati nel lavoro.

 

CAUSE

sfruttamento minorileCome si è già detto, la causa principale del problema è la povertà. Questo vale in particolare per i paesi poveri, dove il minore è costretto a lavorare precocemente per contribuire al reddito familiare ai fini della sopravvivenza, spesso a causa della morte o della malattia di un genitore, oppure dell’indebitamento della famiglia, o ancora dell’arrivo di nuovi nati da sfamare.

Nei paesi ricchi, dove il lavoro precoce è in genere regolamentato e raramente impedisce la frequenza scolastica, le cause sono un po’ diverse. Il minore lavora in certi casi per contribuire al contenimento dei costi (ad esempio lavorando nell’azienda di famiglia), in altri per poter soddisfare bisogni secondari (avere più soldi in tasca vuol dire infatti potersi permettere l’acquisto di più cose). La motivazione economica quindi è valida anche per i paesi ricchi, ma, a differenza di quanto avviene nei paesi poveri, non è quasi mai legata a motivi di sopravvivenza.

 

CONSEGUENZE

sfruttamento minorileMolti governanti dei paesi del Sud del Mondo pensano che il lavoro minorile contribuisca a far migliorare la bilancia dei pagamenti del proprio paese e quindi permettono questa pratica illegale. Di fatto il lavoro minorile ha conseguenze negative non solo per il singolo bambino, a cui viene impedito il pieno sviluppo psico-fisico, ma anche per la società e per l’economia dell’intero stato. Una generazione di giovani che non sono capaci di leggere e scrivere e che non hanno coscienza dei propri diritti, infatti,  sarà costretta per tutta la vita ad accontentarsi di lavori umili e poco retribuiti, rimarrà nella povertà e metterà al mondo tanti figli; pertanto non potrà partecipare costruttivamente e coscientemente alla vita sociale del proprio paese, né impegnarsi per migliorarla.

 

Per la singola famiglia il lavoro di un bambino può anche significare guadagno immediato, ma in prospettiva si rivela un danno notevole per la famiglia stessa e per la comunità tutta, in quanto fa sì che vengano “bruciate” le migliori potenzialità di sviluppo di cui un paese dispone.

 

L’UNICEF combatte lo sfruttamento del lavoro minorile con programmi di sensibilizzazione, prevenzione e reinserimento scolastico o (nel caso di adolescenti) riqualificazione professionale, interventi estesi, oltre che ai bambini lavoratori, anche ai minori smobilitati da gruppi armati e ai bambini di strada. 

 

 

Tali interventi prevedono orari flessibili, metodologie didattiche partecipative e un apprendimento che contempla competenze utili per la vita quotidiana (life skills) e per la formazione professionale. 

 

 

Il 19 Novembre 2015 è uscito al cinema il lungometraggio animato “Iqbal: bambini senza paura” ispirato alla storia di Iqbal Masih, il bambino pakistano ucciso nel 1995 per aver denunciato i suoi sfruttatori dopo anni di schiavitù nella manifattura dei tappeti. 

 

Guarda il promo di “Iqbal: bambini senza paura”

 

 

STORIA, LETTERATURA e ARTE

È assai probabile che i bambini siano stati impiegati nel lavoro fin dai tempi più remoti: nelle opere di storici e scrittori dell’antichità sono numerosi infatti i riferimenti a forme di lavoro minorile nel mondo agricolo e pastorale.

È però dall’epoca della Rivoluzione industriale che il fenomeno inizia a diffondersi su larga scala: nei secoli XVIII e XIX i bambini lavoravano nelle fabbriche fino a quindici ore al giorno e venivano pagati di norma la metà degli uomini adulti.

Due grandi scrittori dell’Ottocento hanno affrontato nelle proprie opere il tema dello sfruttamento minorile: l’inglese Charles Dickens e l’italiano Giovanni Verga.

Un grande pittore che ha trattato il tema dello sfruttamento dei deboli, dei soprusi sui poveri è Picasso.

2 pensieri su “Sfruttamento minorile

Francesca

Sito bellissimo, complimenti!!!!

Risposta
    Giulia

    Grazie mille, scusami per la risposta un pò in ritardo ma in questo periodo sono stata un pò incasinata. Anzi ne approfitto per scusarmi con tutti, perchè è un pò che non pubblico articoli. Ma mi rimetto al lavoro e fra poco ne arriveranno di nuovi.

    Risposta

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