Dattiloscopia

DATTILOSCOPIA:

è la branca delle scienze forensi che si interessa dell’esaltazione (rilevazione), dell’identificazione e della comparazione delle impronte papillari.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la dattiloscopia si affermò – non senza polemiche – come strumento di identificazione personale sull’ormai collaudato Bertillonage. A differenza di quest’ultimo, basato sul rilievo di undici misure corporee, la dattiloscopia fonda il suo potere identificativo su tre caratteristiche essenziali delle impronte papillari quali:
–  l’univocità;
–  l’immutabilità;
–  la classificabilità;
senza contare poi la maggiore praticità del segnalamento dattiloscopico rispetto alla laboriosità del rilievo delle undici misure corporee – operazione quasi impossibile con soggetto poco collaborativo -.
gemelliRiguardo l’univocità, non vi sono due soggetti che presentano le stesse impronte digitali; questa affermazione è valida anche per i gemelli omozigoti. Alcuni individui possono infatti presentare un tracciato papillare di identica morfologia e proporzioni ma le minutiae in esso presenti differiscono sicuramente tra i due soggetti.
Per minutiae o punti caratteristici s’intendono tutte le interruzioni di continuità che le creste cutanee (o dermatoglifi) componenti il disegno papillare presentano nel loro naturale decorso (Cummins and Midlo 1976). L’univocità è nota da tempo immemorabile come dimostra, ad esempio, il fatto che i notai cinesi già più di duemila anni or sono siglavano i loro rogiti con l’impronta digitale del pollice, volendo così assicurarsi da possibili contraffazioni.
Circa l’immutabilità, il disegno papillare comincia ad originarsi verso il terzo mese di vita intrauterina (qui si nota la presenza dei cosiddetti volar pads: una sorta di cuscinetti presenti, sia sulla zona volare della mano in formazione, sia sulle dita, che origineranno successivamente le creste cutanee) per essere completato verso il settimo mese; il tracciato così formato è immutabile in quanto solo un trauma o un ustione che intacchi la superficie endogena del derma può comportare una alterazione del disegno papillare, fermo restando che ciò introduce comunque un contrassegno non di poco conto ai fini identificativi.
L’immutabilità delle impronte digitali trae origine dalla conformazione dermica del corpo umano e, in particolare, del palmo della mano e della pianta dei piedi dove appunto è presente il cosiddetto ridge pattern – il disegno papillare – il motivo della cui presenza risiede nella maggiore capacità prensile che esso fornisce all’uomo.

Figura monodelta
Figura monodelta
Figura adelta
Figura adelta

Le impronte digitali sono state classificate in quattro figure fondamentali in relazione alla presenza dei cosiddetti punti focali dell’impronta: il centro di figura ed il delta. Entrambe questi particolari sono originati dall’andamento delle creste cutanee che fondamentalmente si riferiscono a tre sistemi: il sistema marginale dove le creste contornano il polpastrello; il sistema basale con le linee papillari parallele al termine della falange e il sistema centrale. Se i sistemi di linee non si incontrano si parla di figure ADELTA, invecele figure del tipoMONODELTA sono caratterizzate dalla presenza di un centro di figura e da un solo delta, che si origina dall’intersezione dei tre sistemi , infine figure del tipo concentrico caratterizzate dalla presenza di un centro figura dalla forma tondeggiante e da due delta. Seguono infine le figure composte la cui denominazione origina dal particolare centro di figura dove le creste papillari formano figure complesse che presentano due delta:figure BIDELTA.

BIDELTA
figura bidelta

AFIS = AUTOMATED FINGERPRINT IDENTIFICATION SYSTEM

sistema automatico di catalogazione, ricerca e comparazione delle impronte digitali. E’ la banca dati delle impronte digitali

L’A.F.I.S. (Automatic Fingerprints Identification System) effettua la ricerca delle impronte mediante algoritmi matematici che, basandosi sulla distanza tra i punti caratteristici indicati dall’operatore, attribuiscono un punteggio (score) ad ogni candidato della lista proposta al dattiloscopista che effettuerà la successiva comparazione. Ne consegue che l’operatore dattiloscopico deve avere un’approfondita conoscenza delle impronte sia per intervenire nei casi di dubbia classificazione delle stesse, sia per evitare falsi positivi. Seppur molto precisa, l’A.F.I.S. è infatti una integrazione software-hardware che può errare il giudizio d’identità che, per questo motivo, è demandato all’uomo.

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