Argentina

Argentina

Ciao a tutti, in questa categoria “criminalità nel mondo” vorrei visitare con voi alcuni Paesi che spiccano aimhè non solo per le loro bellezze paesaggistiche ma soprattutto per l’alto tasso di criminalità. Vorrei partire dall’Argentina, forse perché parte della mia famiglia (pro-zie e discendenti) abita lì dal secondo dopoguerra, e forse perché è uno di quei Paesi politicamente corrotti che fa parlare di sé: Papa Francesco, Obama, sono molti i Grandi che se ne occupano e che ne denunciano la criminalità.

argentinaUn po’ di geografia

L’argentina è per estensione il secondo stato dell’America del sud, dopo il Brasile.
Il territorio può essere suddiviso in tre regioni geografiche:
-i rilievi andini a ovest
-le pianure a est
-l’arido e freddo altopiano della Patagonia a sud.
I fiumi più importanti sono il Paranà e l’Uruguay.
Il clima, nella parte orientale del paese, è subtropicale a nord, continentale al centro e oceanico freddo al sud.
La popolazione è composta dal 35% da italiani, il 24% è di discendenza spagnola.
La densità è bassa, infatti ci sono aree dell’argentina completamente disabitate.
La popolazione è concentrata nella città e il tasso di urbanizzazione è tra i più alti del pianeta.
La città principale è Buenos Aires.argentina
L’agricoltura è sviluppata, si allevano ovini, caprini e bovini.
Il paese è uno dei principali esportatori mondiali di prodotti alimentari, in particolare, è al primo posto per l’esportazione di olio di girasole di soia.
All’inizio del XX secolo, in Argentina, il settore secondario ha avuto un forte impulso grazie alla disponibilità di risorse minerarie, per il quale il paese è quasi autosufficiente.
Dopo la seconda guerra mondiale, la difficile situazione politica e l’aumento del debito estero hanno però contribuito a determinare una profonda crisi economica.
Inoltre l’Argentina ha sofferto lungamente di una corruzione endemica che rimane ancora oggi un serio problema, sia nel settore pubblico che privato, anche se il sistema istituzionale e legale che la combatte è decisamente forte
La criminalità in Argentina è caratterizzata da un tasso di omicidi di 5,5 ogni 100.000 abitanti. Nel 2010 nel paese ci sono stati in totale 2237 omicidi.

Criminalità

Il crimine organizzato è in aumento. Il tasso di criminalità è relativamente elevato e questo particolarmente nelle grandi città, ma anche nella provincia di Buenos Aires. Le città di Cordoba, Mendoza, Rosario e la capitale Buenos Aires, sono quelle più fortemente toccate.
Sono frequenti i borseggi e gli scippi per strada, in prossimità di banche, negli aeroporti e nelle stazioni, soprattutto nelle regioni turistiche. Prestate molta attenzione anche ai furti con destrezza realizzati in ristoranti, lobby di hotel e parchi distraendo la vittima con schizzi di senape lanciati «inavvertitamente», presunti escrementi di uccelli o informazioni o domande sulla strada da percorrere. Oltre alle aggressioni a mano armata e i sequestri ci sono pure le aggressioni a passeggeri di taxi. In occasione di cosiddetti “rapimenti di breve durata”, le vittime sono derubate e obbligate a prelevare contanti con la carta di credito. Ripetutamente turiste sono state stuprate.

Guardate cosa raccomanda un sito per turisti a chi vorrebbe andare in Argentina :
 alle donne in particolare si consiglia di non circolare da sole;
 il tasso di criminalità può variare considerevolmente a dipendenza delle località e dei quartieri delle città. Si consiglia di informarsi presso conoscenti, soci in affari o nell’albergo sulle condizioni locali, in particolare in merito a quartieri che occorre evitare. In ogni modo evitare la visita dei quartieri poveri (“villas miserias”);
 la notte a Buenos Aires evitare i quartieri “La Boca”, “Constitución” e “Once” come anche i dintorni della stazione del quartiere “Retiro”. Negli ultimi tre sono situate le principali stazioni ferroviarie della città;
 Dopo il calar del sole, evitate i posti, i parchi e le strade male illuminati.
 non indossare o esibire oggetti di valore (gioielli, orologi costosi, macchine fotografiche costose ecc.) e portare con sé solo poco denaro;
 depositare i documenti nella cassetta di sicurezza dell’albergo. Portare comunque sempre con sé una fotocopia del passaporto;
 Non cambiare il denaro in strada. In Argentina è in circolazione del denaro contraffatto, soprattutto le banconote da cento. Il rischio con uno scambio di banconote false è molto elevato, soprattutto con i pagamenti nei taxi.
 trattenersi o in caso di dubbio rifiutare gli inviti di persone appena conosciute
 non dare alcun dettaglio personale(hotel, tragitto di viaggio, ecc.) a sconosciuti o a persone appena incontrate
 tenere accuratamente chiusi i finestrini e le portiere delle automobili;
 non opporre resistenza alle aggressioni, poiché vi è una forte predisposizione alla violenza.
Direi che non è proprio un Paese molto tranquillo…ma non dimentichiamoci un altro fattore che rende famosa l’Argentina : il narcotraffico!!!!
Sul versante del narcotraffico, il paese,grazie alla sua posizione geografica, continua ad essere uno straordinario ponte per consistenti spedizioni di cocaina verso l’Europa lungo le rotte aeree Buenos Aires-Madrid, Buenos Aires- Roma e Buenos Aire-Johannesburg. Diversi i corrieri arrestati nel 2013 e nel 2014 su voli diretti nelle citate capitali europee (in prevalenza verso la Spagna), mentre vi sono stati alcuni casi di quantitativi di cocaina occultata, con la complicità di personale aeroportuale, all’interno degli aerei (nei bagni o nei sistemi idraulici) e prelevata durante il volo. Anche i porti di Buenos Aires, di Mar de la Plata e di Rosario, ben si prestano all’invio di stupefacenti via mare, utilizzando container, verso i mercati americano ed europeo. Dati statistici governativi indicavano, per il 2014, la stima di un volume annuo in entrata di cocaina di oltre 70 tonnellate e di marjiuana di circa 100 tonnellate. L’azione di contrasto svolta dalle quattro forze di sicurezza (Polizia Federale, Gendarmeria Nazionale, Prefettura Navale, Agenzia delle Dogane) alle dipendenze del ministero della Sicurezza, ha portato al sequestro, nei primi sei mesi del 2013 (sono gli ultimi dati disponibili), di 2,38 tonnellate di cocaina, di 50,9 ton di marjiuana, di oltre 25mila pasticche di ecstasy ( a marzo 2013, in un garage di una villa alla periferia di Buenos Aires, smantellato un laboratorio per la produzione di amfetamine). Sono 3.901 le persone arrestate per delitti collegati al traffico/spaccio di droghe. A fine 2014 erano 37 i cittadini italiani detenuti nelle carceri argentine, non solo per fatti di droga ma anche per omicidio, rapina e furto. Nel 2014, a settembre, la gendarmeria argentina aveva arrestato anche un importante boss della ‘ndrangheta, Pantaleone Mancuso detto “Zio Luni”, ricercato in ambito internazionale per associazione mafiosa e duplice omicidio (verrà estradato in Italia il 20 febbraio 2015).
Luni Mancuso
Gli affari con cellule della criminalità organizzata italiana stanziali nel paese vanno bene anche nel commercio di droghe e alcune indagini, passate e in corso, lo stanno evidenziando.

 

 

24 marzo 2016 L’anniversario del golpe argentino tra Obama, Macrì e la memoria delle Madres

Nel giorno in cui in Argentina si ricorda il 40mo anniversario del golpe militare guidato dal trittico della morte Massera-Videla-Agosti (golpe che rovesciò il governo costituzionale di Isabelita Peron, durante il cui governo, comunque, furono già avviate importanti persecuzioni contro gli oppositori politici), Plaza de Mayo è invasa di bandiere. Ma non sono, non solo, quelle argentine. Garriscono al vento le stars and stripes statunitensi. Ha voluto così il cerimoniale del presidente Mauricio Macrì in occasione della visita di Barack Obama, a Buenos Aires già da ieri.
obama
Ma il 24 marzo, questo 24 marzo 2016, ha un gusto particolare. Perché cade anche di giovedì. Lo stesso giorno che, da 39 anni, le Madres de Plaza de Mayo hanno scelto per la loro camminata. Che non si è fermata di fronte alle persecuzioni, ai fucili spianati dei militari a cavallo, ai manganelli dell’esercito, agli omicidi. E che non si fermerà neppure di fronte alla visita dell’uomo più potente del mondo. La memoria non cede il passo. Alle 14 ora di Buenos Aires, la manifestazione si ripeterà. Certo, c’è molta amarezza nelle associazioni argentine. Hebe De Bonafini, una delle figure più rappresentative delle madri, nei giorni scorsi ha parlato all’emittente TelSur di “schiaffo alla memoria degli argentini”. E i più ritengono la visita di Obama come un affronto di Macrì. Una beffa, una provocazione. Specie per il ruolo fondamentale avuto (tra gli altri) dai governi americani nella legittimazione internazionale delle dittature latinoamericane.
Legittimazione che, dal 1976 al 1983, ha fatto passare sotto silenzio la brutalità di un regime fascista, dalle radici massoniche, che ha numeri da genocidio: 15 mila persone fucilate in piazza, 30 mila desaparecidos (la stima è riconosciuta come ufficiale a livello internazionale ma sono certamente di più le persone scomparse e mai più ritrovate), almeno 500 bambini nati negli oltre 600 centri di detenzione clandestina e affidati ad altre famiglie, per lo più di militari e filogovernativi; un milione e mezzo di esuli e un’intera generazione torturata e massacrata con metodi che hanno fatto scuola in tutto il mondo (dalle false fucilazioni alle sevizie sessuali, dalsubmarino – immersione della testa in un secchio pieno di escrementi – alle frustate con le catene, fino ai voli della morte). Donne, bambini, operai, oppositori politici, sovversivi, preti, suore, omosessuali, ebrei: il massacro non risparmiava nessuno. Bastava una parola sbagliata detta alla persona sbagliata per finire nel mirino dell’esercito. E bastava un attimo per sparire a bordo di una Ford e non tornare più.
Secondo i dati diffusi in settimana dalle associazioni argentine in difesa dei diritti umani, che hanno ripreso quelli dell’Ufficio crimini contro l’Umanità, dal 2006 al 2015 sono stati aperti 514 casi giudiziari, con oltre 2150 imputati per quei 40 anni di terrore. Fino a oggi, 147 di questi casi sono arrivati alla conclusione, con l’emissione di 57 assoluzioni e 622 condanne nei confronti di repressori. Tra queste, spicca quella a carico di Videla, condannato nel 2006 a 50 anni (dopo che, va detto, nel 1985 la Camara Federal de la Capital en lo Criminal y Correcional gli aveva inflitto l’ergastolo, sommando per lui imputazioni che sarebbero bastate per tenerlo dentro 10 mila anni. Videla fu poi amnistiato nel 1990) e morto in carcere nel maggio del 2013.papa francesco Un successo civile di enorme portata. In prima battuta, perché, a differenza di altri paesi, l’Argentina è l’unico che, fin da subito, abbia affidato il giudizio ai suoi stessi tribunali e in seconda battuta una risposta alle varie leggi di amnistia post-regime, che (per reticenza, per timore, per coperture) avevano dato un colpo di spugna al passato con attraverso quel processo di riabilitazione cui era stato in nome deridente di Processo di Recupero.

Intanto, il 24 marzo 2016 papa Francesco ha incontrato Françoise Erize, madre Marie Anne Erize Tisseau, 24 anni, professione modella, sequestrata dai militari argentini a Buenos Aires il 26 ottobre del 1976 perché impegnata in una bidonville della capitale. “Abbracciate per me tutte le madri che hanno sofferto per la scomparsa dei loro figli”, ha detto il pontefice alla donna 87enne, costretta in sedia a rotelle. Francesco ha inoltre incontrato la delegazione dei familiares delle vittime della dittatura.

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