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Il sexting: un fenomeno da non sottovalutare

4 marzo 2017 - Bullismo e Cyberbullismo, Criminologia per ragazzi
Il sexting: un fenomeno da non sottovalutare

Ciao a tutti, come vi avevo promesso oggi parleremo di sexting.

 

Sexting è l’ insieme di due parole inglesi Sex e texting:  infatti vuol dire invio di messaggi, foto o video sessualmente espliciti attraverso piattaforme digitali o attraverso il proprio cellulare.

 

Il sexting è un fenomeno in continua e rapida evoluzione: basta andare su internet e digitare sexting e si possono trovare decine di  applicazioni da scaricare per poterlo fare.

Sono invece pochi i siti o i  blog che ti avvertono della pericolosità di questo fenomeno e, delle precauzioni da prendere a livello informatico prima di inviare Sulla rete qualsiasi foto o video.

Da un’indagine conoscitiva condotta da EURISPES e Telefono Azzurro nel 2012 è emerso che tra noi ragazzi oltre uno su quattro ha ricevuto SMS o video a sfondo sessuale. Questi numeri sono però in forte incremento per diversi motivi uno dei quali sicuramente l’ulteriore diffusione degli smartphone, che rendono la produzione e l’invio di foto e video ancora più semplice e immediato rispetto ai vecchi telefonini tradizionali.

I ragazzi che hanno ricevuto messaggi foto video con contenuto sessuale hanno avuto diverse reazioni. La maggior parte si dice divertito o al massimo indifferente. Le reazioni negative invece ammontano complessivamente a poco meno di un caso su quattro: chi si dice infastidito, chi è imbarazzato, spaventato e chi angosciato.

Un adolescente su 8 ammette di aver inviato SMS  o video a sfondo sessuale, ma è ragionevole ipotizzare che  questo valore sia sottostimato a causa del pudore e della reticenza a rivelare comportamenti di natura privata spesso socialmente disapprovati.

Circa la metà degli intervistati hanno detto che non ci trovano nulla di male e di pericoloso.

La restante parte si divide su risposte eterogenee: circa 16% dice di averlo fatto con il proprio partner di cui si  fida,  l’11% dice di averlo fatto per fare uno scherzo, poco più dell’8% per emulazione rispetto ai propri amici, il 4,6% per provocare e mettere in imbarazzo. In pochi confessano intenzioni più malevoli, dicendo che volevano che la persona presa di mira fosse presa in giro da tutti. Inoltre più del 2% ammette di averlo fatto in cambio di soldi o materiale hi-tech o addirittura perché sotto minaccia.

Questo fenomeno interessa sia maschi che femmine.

Apparentemente sembra innocuo ma in realtà può trasformarsi in un’arma letale.

Sembra che i ragazzi e le ragazze non riescano a capire la sua intrinseca  pericolosità.  Troppo spesso la fiducia risposta nella persona alla quale vengono inviati foto o video espliciti è sopravvalutata, e quindi una volta pubblicata sui social network o caricati su piattaforme digitali come youtube permettono la condivisione potenzialmente senza confini.

Vi faccio un esempio: ci sono chat di incontri nelle quali  avvenenti ragazze, forse anche minorenni,  per arrotondare la paghetta mensile addescano ignare vittime, spesso della loro stessa età, invitandoli a fare del sesso virtuale con loro. Instaurano un dialogo base con il ragazzo apparentemente per prendere confidenza E cercano di farsi aggiungere come amici su Facebook. In questo modo possono far propri i contatti della lista degli amici del malcapitato. Quindi appena hanno un filmato dove lui magari inizia a spogliarsi o foto intime iniziano a minacciare la vittima. Il ragazzo se non pagherà loro quanto richiesto vedrà il suo video/foto inviato a tutti i suoi amici o addirittura  pubblicato su youtube o su siti pornografici.

Questa non è altro che quella che la televisione chiama diffamazione telematica.

Quindi il sexting non è in se un fenomeno disdicevole, ma è la strumentalizzazione che i cyberbulli fanno del sexting che ha conseguenze distruttive e devastanti.

Il risultato è che la vittima provi un fortissimo senso di vergogna e di colpa, finisce per cadere in depressione, subire sbalzi di umore apparentemente inspiegabili, può arrivare a fare uso di alcol o sostanze stupefacenti. Gli effetti sulla vittima possono essere così gravi da portarla al suicidio.

Uno dei casi emblematici e che ha fatto il giro del mondo è quello di Amanda Todd un’adolescente di 15 anni che pubblicò un video su YouTube dal titolo: La mia storia: lotta, bullismo, suicidio e autolesionismo, in cui con una serie di bigliettini descrisse la sua esperienza di vittima del bullismo e del cyberbullismo. Il video nel quale raccontava la sua esperienza di violenza divenne virale calamitando, dopo la sua morte, l’attenzione dei media internazionali.

 

Nel prossimo articolo vi racconterò la storia  di  Amanda Todd, una storia in cui purtroppo tanti ragazzi e ragazze si potrebbero ritrovare.

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